MOLO VERSO di Brancusi e di altri casi

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MOLO VERSO di Brancusi e di altri casi, spettacolo di Costantino Di Criscio. Da venerdì 27 a domenica 29 novembre 2009 presso il TIN di Napoli. Lo spettacolo prodotto da Lineadarco e presentato da Altanur nell’ambito della Manifestazione Le Connessioni Inattese 2009 “La Vita, la Forma, la Relazione” www.leconnessioniinattese.com. Con Alessandra Mai e Salvatore Simeoli, regia Costantino Di Criscio, produzione Lineadarco Teatro www.lineadarco.it

venerdì 27, sabato 28, domenica 29 novembre 2009 ore 21.00
TIN teatro instabile napoli in vico Fico Purgatorio ad Arco, 38 - Napoli
“Un uomo e una donna e di mezzo l’America. L’uomo è un po’ Brancusi, un po’ Artaud, un po’ Tzara, un po’
Guccini, un po’Mingus, un po’ …
L’uomo è un artista, un poeta, un musicista, un attore, un …
La donna è la sua Anima. L’America è la meta, il cambiamento, il nuovo che avanza.
Separati ed uniti al di qua e al di là del mare aspettano il Viaggio.
Una storia d’amore, di malattia, di pazzia, di vita, di morte, di Arte”

Un viaggio nelle arti, l’arte come viaggio e il viaggio dell’artista sono i
protagonisti dello spettacolo.
Partire o non partire, affrontare o meno il viaggio della creazione artistica,
cercare, indagare, esplorare, rischiando che la sovrabbondanza di riflessioni
porti alla follia, sono i dubbi.
In scena un Lui e una Lei, il mascolino e il femmineo, il raziocinio e lo
spirituale, rappresentano il dualismo dell’interrogativo che, di volta in volta,
trattiene e tende al viaggio, esalta e intimorisce, crea e demolisce.
Doppia immagine di una sola mente, Lei è la creazione (neomadre) e vuole
andare, lui è la follia, è imprigionato, e la trattiene al molo ma il viaggio inizia
con una propensione inevitabile.
Dalla ricerca del pensiero alla ricerca della forma da dare al pensiero, Artaud
tesse i fili del discorso: “quando posso cogliere una forma, per quanto
imperfetta, la fisso, nel timore di perdere tutto il pensiero” ma è quella forma,
sortita dal monologo dell’artista, che diviene altro da sé, diviene media del
comunicare suscettibile dell’incomprensione altrui.
Così Brancusi è sotto processo, le sue forme incomprese ed obiettate.
Ma come nasce la forma? Da dove nasce? E’ il moltiplicarsi infinito dei casi
del caso? E’ la poesia nel cappello dei dadaisti? E’ l’esplorazione di un nuovo
mondo, una terra nuova, piena di domande e incertezze?
E’ l’America di inizio secolo a simboleggiare il nuovo sconosciuto, temuto e
desiderato, la forma nuova che si trova al di là del viaggio.
L’artista si spoglia e si riveste guidato dal fil rouge dell’interrogativo,
prendendo a prestito parole di altri poichè l’opera creata diviene opera
comune.
Il percorso, tutto il viaggio dell’artista, è segnato da luci fioche, labili, che
lasciano ampio spazio alle ombre, anfratti bui dell’ignoto: ignoto in sé e oltre il
sé. Nel percorso di ricerca l’artista attraversa l’amore, l’amicizia, il desiderio,
la follia e anche la morte, concludendo che malgrado tutto “s’io avessi
previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso”.

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