La Città

IL NOME
Il nome fa riferimento alla forte venerazione per il Santo che salvò, alla fine del X secolo, gli abitanti dall’eruzione del Vesuvio. Sull’origine del termine Cremano, alcuni credono che faccia riferimento al fatto che la terra su cui è costruito il paesia sia “cremanta”, ossia bruciata dal Vesuvio. Altri ritengono che derivi dal nome Cambrano, poi Gramano che sarebbe il nome di un villaggio distrutto, che a sua volta derivava dal nome del proprietario terriero Cambarus a cui si aggiunse il suffisso -anus che indica appartenenza.

LE VILLE VESUVIANE
Le Ville Vesuviane del settecento rappresentano una produzione architettonica che ebbe la fortuna di essere realizzata sotto il regno di Carlo III di Borbone, a giusta ragione, giudicato uno tra i regnanti più all’avanguardia del secolo dei lumi. Nel 1734, con la salita al trono di Carlo I del Regno delle Due Sicilie, Napoli, dopo quasi due secoli di viceregno, raggiunge l’autonomia, e questo fu da sprone per tutti gli intellettuali nonché uomini di scienza e di cultura napoletani, creando le basi per lo sviluppo del pensiero filosofico e di tutte le arti in genere. In campo architettonico, la felice scelta degli esecutori stimolò la produzione edilizia, dando un impulso notevole tanto alla realizzazione di innumerevoli palazzi nobili quanto all’esecuzione di opere monumentali; tra queste un esempio eloquente è la Reggia di Caserta. Il barocco napoletano, che si sviluppa alla corte di Carlo di Borbone, sempre attento agli sviluppi dell’arte contemporanea, si esprime attraverso le opere degli architetti del re; tra questi spiccano autentici talenti quali Fuga, Sanfelice, Vaccaro, Gioffredo fino a Vanvitelli, con il quale gli stucchi barocchi si semplificheranno nella sua ricerca dell’essenzialità, caratteristica principale dello stile neoclassico. Tra le opere di maggior rilievo dell’epoca, ben si colloca la Reggia di Portici e le Ville Vesuviane del famoso “Miglio d’Oro”, dove lo stile barocco trova la sua espressione più fantasiosa e leggera, in una particolare espressione del rococò. Lo stesso Pane, nella sua monografia, definisce lo stile di queste architetture come l’espressione di uno sviluppo della corrente architettonica detta “rocaille”, elevando le residenze estive realizzate alle pendici del Vesuvio ad anello di congiunzione con la successiva opera del Fanzago. Come riporta il Pane: “….la corrente simboleggiata dalla “rocaille” trova la sua peculiarità, non in una maggiore ricchezza e minuzia decorativa, ma in una tendenza a negare gli ancor validi vincoli, rappresentati dagli scomparti geometrici degli ordini, per un più libero ricorso ad effetti di aspirazione naturalistica…” .

Le due tipologie di Ville Vesuviane
Prima di addentrarsi nelle Ville Vesuviane di San Giorgio a Cremano, è preferibile introdurre le due principali tipologie di riferimento a cui si possono ricondurre queste architetture: le ville, infatti, si dividono in masserie, dove sono preminenti i caratteri della vera e propria azienda agricola e in “Ville di Delizie”, nettamente differenti dalle prime e che ricalcano le articolazioni spaziali più tipiche di una dimora nobiliare.
Dalla lettura della pianta del Duca di Noja, sono possibili alcune rilevanti considerazioni introduttive sui due tipi di impianti.

Le ville produttive
La prima tipologia di manufatti è quella tipica delle ville suburbane presenti nell’area vesuviana prima della costruzione della Reggia di Portici, costruzioni ubicate nelle zone più interne ed improntate alla produzione delle derrate agricole che queste terre fertili offrono da sempre. Tra queste rientrano: Villa Tufarelli, Villa Bonocore con Cappella S. Michele e Villa Marulli con Cappella Pittore.
Nella Villa Tufarelli, ad esempio, la planimetria evidenzia che l’elemento principale, attorno a cui si sviluppa tutto l’impianto, è la grande corte rustica ubicata al di là del portone d’ingresso alla tenuta. Per raggiungere Villa Bonocore, invece, è necessario percorrere tutto il viale di accesso, che principia lungo Via San Michele, dove è ubicato il portale d’ingresso. Anche qui, la corte rustica, antistante il corpo di fabbrica, si sviluppa lungo il prospetto principale.
Un altro elemento caratteristico della masseria è la cappella gentilizia, ubicata in adiacenza alla costruzione, vedi Villa Tufarelli, oppure in continuità con il portale d’ingresso alla proprietà, lungo la strada, come nel caso della Cappellina S. Michele di Villa Bonocore. Queste chiesette con la loro torre campanaria svolgevano il rilevante ruolo di punto di raccolta sociale e religioso della zona. Alla stessa maniera Villa Marulli presenta la relativa Cappellina dedicata alla Madonna del Carmine, detta Cappella del Pittore, ubicata all’inizio del lungo viale di accesso, proprio dove principia l’antica via che porta alla montagna.
Anche Villa Lignola, come tutte le “ville rustiche”, presenta un tipico corpo massiccio, pur se ingentilito nelle rifiniture. La semplice facciata attuale, dove spiccano le cornici rococò alle finestre, è sicuramente frutto di un rifacimento successivo, mentre la scala aperta che affaccia su un prospetto laterale, dimostra una straordinaria leggerezza con uno scenografico gioco di volte e rampanti, al punto che lo stesso Venditti la ritiene “..una delle più singolari del barocco napoletano…”.

I casini di delizie
Alla seconda categoria, quella dei “Casini di Delizie” appartiene la grande maggioranza delle Ville Vesuviane, che in molti casi consistono in costruzioni frutto della radicale trasformazione di fabbriche preesistenti. Le ville sono costituite da un organismo complesso il cui impianto planimetrico non si esaurisce nel corpo di fabbrica ma si sviluppa ortogonalmente al portone di accesso nel tipico susseguirsi di: atrio, cortile, giardino e parco e terminando solitamente o con un’edicola (Villa Bruno) o con una coffeaus o, come nel caso di Villa Sinicropi, con un portone d’ingresso secondario. Grazie a questa organizzazione spaziale le costruzioni conservano sia il rapporto con la strada e le ville vicine che quello con il verde agricolo preservando la loro prerogativa di palazzo cittadino e di villa.

L’antica Via Berio
Lungo la Via Regia, svoltando all’altezza dell’odierna Croce del Lagno si percorre la strada che conduce al luogo denominato “l’Arso” dopo l’eruzione del 1631. Qui si incontra la prima Villa Vesuviana di San Giorgio a Cremano, Villa Pignatelli di Montecalvo che conserva ancora la sua veste settecentesca di chiaro influsso sanfeliciano, soprattutto nelle bugne a punta di diamante del portone principale che ricorda il magnifico palazzo che il Sanfelice realizzò per la famiglia Pignatelli alla Salita Trinità Maggiore di Napoli.
Da qui nell’angolo a Nord Ovest dello slargo, lungo l’antica Via Berio, oggi dedicata ad Enrico Pessina, si risale verso la Piazza del Municipio. Questa via secondaria che si inoltra verso l’interno, non è parallela alla linea di costa: alla mancanza di un orientamento ottimale ai fini panoramici si supplisce con ampi terrazzi variamente orientati. Gradevole l’ambientazione settecentesca che si riesce ancora ad apprezzare percorrendo questa strada, nonostante il pessimo stato di conservazione delle fabbriche, anche perché solo alcuni edifici hanno subito soprelevazioni successive. Lungo questo antico asse viario si dipartono due cortine murarie costituite dal susseguirsi di ville settecentesche senza soluzione di continuità, proprio come lungo il “Miglio d’Oro”, ma qui le ville sono modeste, anche se complete di oratori e giardini con lunghi viali: tra queste spicca la maggiore, Villa Berio, oggi Leone.
La tipologia delle costruzioni rispetta le caratteristiche tipologiche delle “Ville di Delizie”. Il corpo principale delle ville non presenta filtri di verde rispetto alla strada pubblica, piuttosto, proprio come nel prospetto dei palazzi cittadini, il portone è sovrastato da numerosi balconi e finestre spesso finemente decorati con cornici ricche di stucchi e sottostanti cartigli.
Originariamente il corpo principale delle Ville era certamente costituito da massimo due piani con due ali che si prolungano verso il giardino ai lati del cortile, dando alla struttura uno sviluppo planimetrico ad U, anzi più propriamente costituito da due L fondentesi all’altezza dell’atrio.
Nei casi in cui l’orientamento dell’edificio non è ottimale, i terrazzi panoramici corrono paralleli al prospetto principale, vedi Villa Righi, ma anche Villa Sinicropi, Villa Pizzicato e Villa Salvetella. Nelle “Ville di Delizie”, al piano nobile si accede a mezzo di un atrio che, quando non è semplicemente una spazio voltato di collegamento con il cortile retrostante, è sfruttato per creare ambientazioni scenografiche.
In alcuni casi si sfrutta la forma ellittica sviluppantesi lungo un asse trasversale contrapposto a quello longitudinale che rappresenta sempre l’asse principale e che coincide con l’asse prospettico lungo il quale si susseguono i differenti spazi aperti di queste architetture. E’ il caso di Villa Leone e di esempi eccellenti quale quello di Villa Pignatelli di Montecalvo, dove le due brevi rampe laterali accentuano lo sviluppo trasversale dell’atrio.
In qualche caso lo spessore del corpo principale non si esaurisce con l’atrio ma continua in un retrostante vestibolo (Villa Avallone), che solitamente ospita due rampe di scale simmetriche che partono dallo spazio centrale. Le scale, al piano terra sono inserite in un porticato che corrisponde ad un terrazzo scoperto al piano nobile (Villa Leone) come a Villa Pignatelli di Montecalvo. Qui le due scale simmetriche che piegavano ad “L”, raggiungevano le ali secondarie della dimora e sbarcavano sui terrazzi panoramici, da cui si ritornava al corpo principale. Le due scale a mezza elica, benché rappresentino una soluzione particolarmente scenografica, sono una realizzazione ottocentesca che mal si integra con la cadenza delle arcate originarie e che dovettero essere ritenute necessarie, in epoca successiva, per disimpegnare autonomamente il corpo principale.
Le maestose scale di queste ville, sagomate a foggia di colata lavica e realizzate in piperno, modellato in volute dalle linee leggerissime, a dispetto della materia lavica, vedi Villa Leone, riescono sempre a creare scenografie suggestive.
Anche quando il vano scala è posizionato lateralmente rispetto all’asse ottico principale, come nel caso di Villa Salvetella (dove alle scale si accede direttamente dal cortile), queste sono posizionate in modo da guardare sul giardino. Percorrendo le rampe si poteva godere dell’incredibile scenario naturale che faceva il resto (vedi Villa Lignola, Olimpia).
Villa Cerbone merita un cenno specifico: l’impianto delle scale si trasforma in un’architettura complessa ed articolata con i rampanti che si avvolgono attorno ad uno corpo circolare centrale, fusione di atrio e vestibolo.
Il controprospetto, che fa da quinta scenica per chi si trovi all’interno della villa, è differente da quello fronte strada che, in quanto di rappresentanza, è come di norma imponente ma severo.
La villa di delizie sul cortile posteriore, infatti, di solito restituisce un’immagine più ricca ed articolata rispetto al prospetto stradale, con ampie arcate, logge, porticati e grandi terrazze da cui si gode il panorama che offre il pittoresco litorale vesuviano e da cui l’orientamento delle fabbriche è tale che si guardi il vulcano ed il mare.
Il cortile, solitamente di ridotte dimensioni, è uno degli elementi principali per la creazione di quegli effetti scenografici tipici del gusto barocco. Di norma termina con un’esedra, talvolta chiusa da portali più o meno monumentali, che aprono verso il giardino attraverso cancellate artistiche, che assicurano la massima trasparenza.

PIAZZA MUNICIPIO
La storia dell’attuale Piazza Municipio è stata strettamente legata alle vicende religiose e politiche della città. Fino all’Ottocento la Piazza e la Casa Comunale non esistevano. Il centro politico di San Giorgio era rappresentato dallo spazio davanti alla Chiesa di Santa Maria del Principio (allora profondamente diversa da come la vediamo oggi) dove si riunivano i cosiddetti Parlamenti, le adunate popolari in cui si discuteva dei problemi della città. Fu durante il cosiddetto Decennio Francese (1806-1815) che venne esportato anche nel Meridione l’istituzione politica del comune, sul modello dell’Italia settentrionale. Allora, però, mancava ancora il Palazzo Municipale e le riunioni erano tenute nella casa del Sindaco o in altri luoghi appositamente affittati. Il comune venne realizzato solo nell’ultimo quinquennio dell’Ottocento, dopo alcune difficoltà di carattere progettuale e burocratico, e contenne anche l’edificio scolastico comunale. Conseguente alla creazione del municipio fu anche la sistemazione della Piazza che divenne molto simile a come oggi la conosciamo. Il municipio fu da allora il vero centro propulsivo della vita politica del Paese, e, naturalmente, fu il luogo dove si manifestò maggiormente lo stesso regime fascista. Durante il Ventennio Fascista sulle mura del Palazzo comunale comparvero scritte inneggianti alle campagne d’Africa, frutto dell’illusione imperialista propria del regime, che provvide anche a posizionare il classico fascio sull’orologio comunale. Dopo la guerra la Piazza è divenuta il cuore della rinascita del paese anche perché sede della locale filiale del Banco di Napoli. Oltre che dalla Casa Comunale e dalla Chiesa Madre, Piazza Municipio è stata caratterizzata dalla presenza del massiccio palazzo Campese che divenne poi proprietà dei Tartaglia. Il palazzo fu anche abbattuto e ricostruito ex novo secondo la struttura che noi attualmente conosciamo.

Villa Bruno Villa Vannucchi

Villa Bruno - Villa Vannucchi

Villa Falanga Tempio Regina dei Gigli

Villa Falanga - Tempio Regina dei Gigli

Bicicletta del film il Postino Statua di San Giorgio

Biciletta film “Il Postino” - Statua di San Giorgio


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