Il patrimonio monumentale del ’700
Gli amministratori di
Comuni, come il nostro di San Giorgio a Cremano, segnati da anni di congestione
urbanistica, di consumo di suolo con interventi squalificati e poveri, hanno davanti
il compito di rimediare ad almeno mezzo secolo di sprechi, di scarsa cultura,
di brutture.
Un’opera di questo tipo
non può che partire dalla storia, dal momento in cui un equilibrio tra società,
natura e città si è rotto. Dobbiamo guardare al nostro territorio, alla nostra
città, come ad un insieme che non è tutto compromesso; nello stesso tempo non
possiamo neanche tornare indietro nel tempo e rifare tutto.
Per questa opera di
riqualificazione che non riguarda solo le pietre, ma anche gli uomini,
l’economia e la società, dobbiamo partire dai posti più trasformabili, da
luoghi e edifici dove gli interventi hanno più prospettive di successo.
Le trenta ville
vesuviane di San Giorgio rappresentano una delle principali risorse per questa
azione di riqualificazione, a partire da quelle di proprietà pubblica: “Villa Bruno” e “Villa Vannucchi”.
Abbiamo restaurato
queste ville ma, restaurare senza poi utilizzare stanze e giardini, senza
pensare alla manutenzione, significa condannare a nuovo abbandono gli edifici.
Si tratta di individuare attività da far svolgere nelle ville, compatibili con
il loro carattere storico, ma anche capaci di produrre reddito. Quindi su
questa direzione si sono individuate delle attività da collocare negli ambienti
restaurati, capaci di coniugare il ruolo culturale delle ville con interventi
privati per la gestione delle attività. In particolare a Villa Bruno si è
deciso di collocare un centro di cultura enogastronomica, un museo vesuviano
del vino, una libreria, tra l’altro già esistente, un caffè letterario ed una
foresteria.
Per Villa Vannucchi,
invece, sono state previste attività destinate alla formazione nel campo dello
spettacolo. Tali iniziative, uniche nel loro genere per l’elevato valore
culturale, saranno in grado di costituire, unitamente alle attività
dell’adiacente Villa Bruno, un polo della cultura vesuviana a 360°.
Ma prima ancora di far
vivere le ville nell’economia della città contemporanea, occorre farle vivere
nel cuore dei cittadini.
Divulgare questo nostro
straordinario patrimonio nelle scuole, tra gli abitanti dell’area napoletana,
ai turisti che transitano lungo il “Miglio d’Oro”, che vanno ad Ercolano e
Pompei, che salgono sul Vesuvio.
Se gli abitanti di San
Giorgio sentiranno come loro questo patrimonio, l’azione di riqualificazione
della città troverà le prime gambe su cui camminare.
Luglio 2005
Luigi
Goffredi
Assessore
alla Valorizzazione
delle
Ville Vesuviane